Auguri: nonostante tutto, 111 volte Bari

Che vuoi che sia, in ogni categoria”, recita un coro. Dalla Serie A alla Serie D, passando per presidenti, giocatori e allenatori, tra lacrime e rinascite. Il calcio a Bari, oggi, spegne 111 candeline. E in più di un secolo di storia di cose ne sono successe, ma l’amore per il bianco e il rosso, tramandato di generazione in generazione, è rimasto sempre lo stesso. Perché a Bari, si sa, il legame con la maglia e con la propria terra è talmente forte da riempire gli stadi anche nelle serie dilettantistiche.

Da quel lontano 15 gennaio 1908, quando l’austriaco Floriano Ludwig, lo svizzero Gustavo Kuhn e il marchigiano Giovanni Tiberini fondarono il Foot-Ball Club Bari, fino ad arrivare ai giorni nostri, la storia del Bari non è mai stata semplice. Da quella società, in cui i giocatori erano anche soci, si divisero altre due realtà: l’Unione Sportiva Ideale e, nel 1909, il Foot-Ball Club Liberty. Queste tre squadre vissero vite “parallele” fino a quando, il 27 febbraio del 1928, il Liberty, che nel frattempo era stato rinominato Bari Football Club, si fuse con l’Ideale dando vita all’U.S. Bari. E in effetti anche in città prosegue tuttora la disputa tra chi ritiene che la storia del Bari sia cominciata proprio quel 27 febbraio del ’28 e chi, in una visione più romantica, ama festeggiare ricordando il 15 gennaio di 111 anni fa, quando tutto è cominciato in un retrobottega di via Roberto da Bari.

La storia del galletto, che nel 1928 è stato scelto come simbolo dei biancorossi in seguito a un referendum popolare, è ricca di alti e bassi. Sarebbe ingiusto citare alcuni dei protagonisti senza nominarne altri, sebbene sia impossibile non ricordare le lunghe presidenze di De Palo e dei Matarrese, rimasti in sella per ben 37 anni fino al 2014, l’anno ricordato da tutti come la “meravigliosa stagione fallimentare”.

Rimarranno per sempre negli occhi e nel cuore le partite al mitico stadio Della Vittoria, il “Bari dei baresi” di Catuzzi, la conquista della Mitropa Cup, le 30 stagioni in Serie A e le 46 in B, l’ultima promozione nella massima categoria targata Antonio Conte e festeggiata da decine di migliaia di tifosi in concomitanza con la festa di San Nicola nel maggio del 2009. Ma alla mente tornano anche tutti i momenti difficili e tristi come le penalizzazioni per il calcioscommesse, le rovinose retrocessioni, l’asta fallimentare e, da ultimo, la vergognosa fine del capitolo Giancaspro che ha condannato i galletti a dover ripartire dalla Serie D.

Ma se è vero che, come cantava De Andrè, “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”, oggi la città di Bari ha voltato pagina e tutti gli innamorati del bianco e del rosso hanno di nuovo qualcosa a cui aggrapparsi. Quel qualcosa, o meglio, quel qualcuno porta il nome di Aurelio De Laurentiis, che ha deciso di scommettere su una delle piazze più importanti d’Italia rilevando il titolo sportivo dalle mani del sindaco Decaro e affidando la neonata SSC Bari al figlio Luigi, con la promessa di portarlo presto nelle categorie che merita.

Il prof. Angelo De Palo, in punto di morte, lasciò scritte le sue ultime volontà: “Mi raccomando al Bari”. Certamente oggi sorriderebbe sapendo che chi tifa Bari non ha abbandonato la squadra nemmeno in Serie D.

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